Giochi di riflessi per bambini: tempismo, controllo motorio e sapere quando fermarsi

Verso i quattro anni, molti bambini cominciano a volere giochi difficili. Non confusi, non spaventosi, ma difficili come arrampicarsi sul castello del parco giochi: una cosa chiara da fare, e una possibilità vera di non riuscirci. I giochi di riflessi, quelli in cui tocchi per saltare o sterzi per schivare, sono quel castello in versione schermo. Se sono fatti bene, allenano abilità vere. Se sono fatti male, l'unica cosa che allenano è il capriccio all'ora della nanna.

Cosa insegna un gioco di riflessi

Perché le vite sono meglio del «game over»

Per un bambino di cinque anni, uno schermo che diventa nero all'improvviso con la scritta GAME OVER in rosso è una piccola crudeltà. Il senso è: hai fallito, hai perso tutto. Le vite dicono un'altra cosa: ti è costata una vita, vai avanti. Sia Balloon Float sia Rocket Ride usano tre vite, un momento di invincibilità dopo ogni colpo per dare al bambino il tempo di riprendersi, e una schermata finale che mostra il punteggio con accanto il record e un solo tocco per riprovare. Il messaggio è «ecco fin dove sei arrivato», non «hai perso».

Due giochi, due livelli

Balloon Float, da circa quattro anni. Un pulsante. Tocca per gonfiare il palloncino e farlo salire; gli ostacoli arrivano fluttuando da destra; raccogli le stelle. I potenziamenti aggiungono varietà: uno scudo, una scia arcobaleno, una calamita, un momento al rallentatore, una scatola misteriosa. I primi trenta secondi sono tranquilli e la velocità cresce piano piano. A quattro anni il bello è anche solo fluttuare, pure se ci si schianta subito.

Rocket Ride, da circa cinque anni. Due direzioni più acceleratore e freno. Pilota tra asteroidi, satelliti e UFO, raccogli stelle e carburante, sali più in alto che puoi. Servono pianificazione oltre che riflessi, ed è per questo che l'età consigliata è di un anno più alta. Sui tablet, la metà sinistra e quella destra dello schermo servono a sterzare, e con due pollici si gioca benissimo.

Perché restino un divertimento

  1. Gioca prima tu. Schiantati qualche volta davanti a lui. Un genitore che ride dei propri schianti dà al bambino il permesso di fare lo stesso.
  2. Lodalo per l'abilità, non per il punteggio. «Hai aspettato il varco!» è meglio di «Hai fatto 300!».
  3. Partite brevi. I giochi di riflessi sono intensi. Dieci minuti di Rocket Ride sono tanta concentrazione per un bambino di sei anni.
  4. Riconosci i segnali. Quando la frustrazione sale, di solito si vede: i tocchi si fanno più veloci e imprecisi. È quello il momento di dire «un'ultima partita, poi facciamo altro», prima della crisi, non dopo.
  5. Lascia che il record sia suo. Tutti e due i giochi ricordano il record sul dispositivo. Sfidare il proprio record motiva; sfidare quello di un fratello è una lite assicurata.

Una nota sul tempo davanti agli schermi

I giochi di riflessi sono quanto di più simile a un «videogioco» ci sia su questo sito, e sono quelli su cui tenere d'occhio l'orologio con più attenzione. Sono anche quelli che somigliano di più a uno sport: una sfida chiara, miglioramenti che si vedono e una fine naturale quando finiscono le vite. Trattali come un pallone in giardino: fantastici per venti minuti, non per tutto il pomeriggio.

Per continuare

Un bambino che ha imparato a gestire l'inerzia di Rocket Ride è pronto per giochi di strategia più che di riflessi. Math Ninja non somiglia per niente a un gioco di riflessi, ma lo stesso bambino che ha imparato ad accelerare in anticipo si divertirà a scoprire che per aggiungere nove si può aggiungere dieci.

Fonti

Altre guide